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Decenza.
E' forse un termine poco usato, ultimamente, che nel suo vero significato e' quasi troppo da usare. Ma e' l'unico, oggi, che mi sia venuto in mente. Osservavo un ospedale, non uno qualunque, ma l'Ospedale...
... di Milano, il Policlinico. Posto al centro della citta dovrebbe, a suo modo, brillare per far brillare la Milano che lo ospita.
Un fiore all'occhiello, cosi' si dice?
Puzza di marcio, questo fiore.
Si entra, come quasi in tutti gli ospedali italiani, in un mondo surreale, fatto di tiriamo a campare, sorretto da strutture fatiscenti dove la persona vaga alla ricerca di cio' che dovrebbe essere un suo diritto ma che, sempre, si tramuta in una caccia al tesoro. La salute che, per chi ce l'ha, non vuol dire un cazzo.
La provvisorieta' delle cose sconcerta, quest'annaspare collettivo di medici e pazienti spaventa, come questo gorgo fatto di ora vediamo, non saprei, provi da quella parte, dovrebbe.
Ma la cosa tremenda e' che chi entra in questo luogo non ha ne il tempo ne la voglia di affrontare questi problemi, queste scenette idiote e queste incertezze dovute a scemenze e, per lo piu', a disagi organizzativi. Chi entra e' la parte debole, non puo' e non deve affrontarli e superarli, non deve e non puo'.
Eppure.. eppure perfino questo gli viene negato: questo minimo di decenza.
Mi chiedo se sia cosi' difficile far girare le cose per il verso giusto, capire che la gente e' Persona, non numeri o volti da scordare o casse da impilare, mettere in fila, scaricare.
Sembra tutto concesso, disceso da Dio, fatto per piacere ma che palle non chiederlo piu' e ringraziami dopo.
Se ti ribelli, passi pure per stronzo e rompicoglioni.
E se ottieni poi qualcosa.. beh, sta certo che te l'han fatta pagare, perche' non sei stato buono, tranquillo, in silenzio.
Soffri, ma non rompere i coglioni, che qui si lavora.
E poi ringrazia.
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