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Ecco io vedo mio padre

"Ecco io vedo mio padre,
ecco io vedo mia madre e le mie sorelle e i miei fratelli,
ecco io vedo tutti i miei parenti defunti dal principio alla fine,
ecco ora chiamano me, mi invitano a prendere posto tra di loro nella sala del Valhalla dove l'impavido puo' vivere per sempre"
*

Saldo a prua, le mani strette al legno dello scafo tanto che le nocche sbiancano, fisso il mare e la tempesta che s'abbatte su di me.
Vento e pioggia sciacquano lacrime e i sorrisi, sferzano le schiene degli schiavi alle mie spalle, cupi morti senza fiamme nel cuore.

Non sento nulla, l'acqua scroscia sul mio volto, sul mio corpo, con violenza, e di rimando accarezzo con volutta' la sirena davanti a me, sfioro i suoi capelli immobili nell'aria fermandomi sui suoi seni scolpiti.

Rido, rauco nel vento, quasi a voler esorcizzare il male che mi circonda.

Dietro di me sento grida di paura, la frusta schiocca strappando brani di carne dalle spalle dei rematori, terrorizzati piu' dalla tempesta che dalla promessa del dolore.. ed hanno ragione.

Li sto portando alla morte, quei poveri bastardi.

Sono assurto a giudice delle loro vite, senza volerlo e senza che la cosa m'interessi.

Sono nulla, per me.

Alzo un pugno chiuso a sfidare il cielo e gli dei, che mi portino davanti a loro, che abbiano questo coraggio!

Dei... sputo la parola quasi gridando.. e se mi girassi vedrei gli occhi spenti dei vogatori riaccendersi come quelli di conigli braccati...

Lo schianto e' improvviso, ma non inaspettato. L'albero maestro si spezza in due, trascinando con sé vele e sartiame, precipitando a poppa ed aggiungendo caos al caos... gli uomini mollano i remi che cominciano a vorticare impazziti, spaccando ossa e maciullando carne, schizzando sangue che si mescola al mare ed al cielo impastandone i colori come nel disegno di un bambino..

Ma non importa, la costa e' vicina.

Stringo la polena fino a farmi sanguinare le mani, con ferocia quasi bestiale fisso le rocce che si avvicinano sempre di piu', ignaro delle urla di paura e terrore che paion lontane nel rombo dell'uragano...

E poi il Tuono.

E la gioia. Pura, semplice, primitiva Gioia.

Mi sento vivo come non mai

penso mentre brandisco la Falce per finire il lavoro.

* da il 13 Guerriero.

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Scritto da: mrfusion - clock 11:58:23 - giovedì, 04.01.07 - mrfusion - pencil Commenti: (3) - Letto 307 volte.
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